MOSCHEA A MESTRE - Cosa ne pensano il prefetto e il sindaco Brugnaro

MESTRE - Preghiere all'alba, residenti infuriati e bengalesi di religione musulmana che chiedono a gran voce di avere un luogo in cui pregare minacciando proteste e scioperi: dopo la chiusura del centro di preghiera islamico di Mestre, per motivi edilizi e di destinazione d'uso, con l'invio di una diffida a cessare l'attività di via Fogazzaro, la tensione tra le istituzioni e la comunità islamica non sembra essere svanita del tutto, nonostante le parole "distensive" arrivate oggi da parte del prefetto Carlo Boffi e delsindaco Luigi Brugnaro, convinti che si arrivi presto a un accordo.

Da una parte il prefetto che ai microfoni ha rassicurato sul fatto che non vi siano in programma manifestazioni di protesta da parte dei bengalesi e che le dichiarazioni dei giorni scorsi erano "a caldo", non attendibili: «Ho appena parlato con il rappresentante del consolato bengalese, ha detto che sono tutte persone calme, equilibrate e bene inserite nel territorio». La strada che si sta seguendo è quella per una «soluzione condivisa. La trattativa è in atto». Epure nei giorni scorsi i toni da parte della comunità islamica bengalese si erano alzati: «Siamo pronti a scioperare. Ci fermeremo tutti - aveva dichiarato Kamrul Sayed, uno dei frequentatori della moschea di via Fogazzaro - ci sono tremila di noi che lavorano a Fincantieri, 1500 nelle pizzerie del centro storico. Vediamo cosa succede se nessuno di noi va a lavorare. Anche i bambini staranno a casa da scuola e faremo una manifestazione». Dichiarazioni da non prendere in considerazione, dunque, ad affermarlo è anche il sindaco Brugnaro che ha parlato di una «comunità responsabile» ed è andato oltre, prospettando un accordo in breve tempo sulla questione moschea: «Troveremo delle soluzioni idonee, ovviamente non dovrà essere sotto le case». Il problema è quello del caos, della confusione creata dai musulmani in preghiera a orari improbabili - alle cinque di mattina e molto tardi la sera -, abitudini in netto contrasto, secondo il sindaco, con la presenza di una moschea in contesti residenziali.