Davide Astori, la perizia: «Si sarebbe potuto salvare se avesse avuto un compagno di stanza»

(di Enrico Chillè)

Davide Astori poteva essere salvato? Secondo l'ultima perizia, il difensore 31enne non sarebbe morto nel sonno e la prima ipotesi sulle cause del decesso è stata sostanzialmente ribaltata. Non si è trattato, infatti, di bradiaritmia: è quanto rivelano i medici Carlo Moreschi e Gaetano Thiene, incaricati dal pm Barbara Loffredo di far luce sulla morte del capitano della Fiorentina, avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 marzo in hotel a Udine. 


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​Astori, ecco perché è morto mentre dormiva: depositata la perizia medica​ L'ipotesi iniziale, quella in cui credevano di più i medici, è stata sostanzialmente ribaltata: in principio, infatti, si era parlato di bradiaritmia. Secondo questa ipotesi, il cuore di Davide Astori, nel sonno, avrebbe rallentato progressivamente il proprio battito fino alla morte. Ora, invece, alla luce dei risultati della perizia, si parla di tachiaritmia, ovvero di un aumento improvviso della frequenza dei battiti. Si tratterebbe del primo e ultimo sintomo di una patologia che mai era stata riscontrata prima in un atleta sano e costantemente controllato. Secondo i periti, quindi, Astori non sarebbe morto nel sonno e forse, ma è solo un'ipotesi, avrebbe potuto essere salvato, se solo avesse condiviso la stanza con un compagno di squadra. La sera del 3 marzo, invece, Davide aveva lasciato la camera di Marco Sportiello, portiere dei viola, per ritornare da solo nella propria stanza dopo aver passato qualche ora insieme. L'esito della perizia, a questo punto, non fa altro che aumentare il dolore per la perdita di un ragazzo di 31 anni, che aveva ancora molto da dare alla Fiorentina e alla nazionale, ma soprattutto di una persona eccezionale che mancherà a tutti, in primis alla sua famiglia e alla sua bimba, Vittoria, di due anni.​