Messico, narcos contro l'esercito dopo arresto figlio di El Chapo, 8 morti. Il presidente: «Costretti a liberarlo»

Sono immagini da città in guerra quelle girate con i cellulari dalla gente terrorizzata per le strade di Culiacan, Messico. Il cartello di Sinaloa ha reagito scatenando un vero e proprio inferno alla notizia dell'arresto di Ovidio Guzman, figlio di Joaquin Guzman, conosciuto come El Chapo, il trafficante di droga più importante del mondo, condannato all'ergastolo l'estate scorsa a New York dopo la sua estradizione negli Stati Uniti.


Tra ieri e oggi ore ed ore di scontri a fuoco fra decine e decine di narcos armati come un esercito e le forze armate messicane arrivate a dare man forte alla polizia. Secondo fonti locali le dimensioni della guerriglia avrebbero spinto il Gabinetto di Sicurezza del Governo federale a interrompere tutte le operazioni, una decisione che avrebbe implicato la liberazione di Ovidio Guzman. I video in rete postati dai cittadini di Culiacan restituiscono uno scenario da guerra civile. Il bilancio è di almeno 8 morti.



«La cattura di un delinquente non può valere di più della vita di altre persone». Così il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador, ha difeso la decisione di rilasciare Ovidio Guzman Lopez detto "El Chapito" perché figlio del re dei narcos condannato all'ergastolo negli Stati Uniti, dopo ore di guerriglia a Culiacan, dove le forze speciali erano andate ad arrestare l'attuale leader del cartello di Sinaloa.



«Hanno preso questa decisione, che io appoggio, perché si è determinata una situazione molto difficile e vi erano rischi per molti cittadini, molte persone», ha detto ancora il presidente, difendendo la decisione presa dal ministro dell'Interno, Alfonso Durazo. Amlo - come viene chiamato il presidente messicano dalla stampa - ha poi affermato che non è vero che questa mossa indebolisce l'immagine del suo governo, ma invece sottolinea la sua volontà di «pacificare» il Paese dopo tre decenni di guerra provocata dai narcos.