Bimbo morto, il racconto del papà: «Se avessi potuto, glielo avrei strappato dalle mani»

di Vincenzo Caramadre
«Se avessi potuto, avrei salvato Gabriel, glielo avrei strappato dalla mani e l’avrei calmata». Così Nicola, il papà di Gabriel Feroleto, il piccolo di due anni strangolato dalla madre. A 36 ore dal fermo della madre e 48 dalla morte del bambino l’uomo ha rotto il silenzio e lo ha fatto ieri pomeriggio quando, da Villa Santa Lucia, dove vive, si è recato in località Volla a Piedimonte San Germano: è arrivato davanti l’abitazione della donna dove ci sono state le dirette dei programmi di approfondimento delle reti Rai e Mediaset. «Non ero presente al momento del fatto», ha raccontato l’uomo ai cronisti. «Mercoledì mattina - ha aggiunto - ho incontrato Donatella poco dopo le 7: siamo usciti assieme. Siamo andati agli uffici della Asl per la scelta del medico, ma poco dopo siamo andati via».
L’uomo, in pratica, è stato con la sua ex compagna fino alla tarda mattinata. «Intorno all’una sono andato via - ha raccontato - sono andato a Villa Santa Lucia, (dove vive, ndr). Fino alle 16.30 sono stato lontano da Volla. Sono sceso da Villa Santa Lucia verso Piedimonte intorno alla cinque, ma quando sono arrivato al semaforo era tutto bloccato. I vigili mi hanno fatto girare per una strada secondaria, poi ho chiesto informazioni ad una persona incontrata, mi ha appena accennato il nome di Donatella e del bambino. Ho parcheggiato la mia auto in una scarpata piena di erba e sono corso verso la casa di Donatella. Non appena arrivato i carabinieri, presenti sul posto insieme alla ambulanze, mi hanno chiesto chi fossi. Gli ho risposto: il papà del bambino. Non mi hanno fatto avvicinare e mi hanno messo in macchina».
Una racconto quello di Nicola Feroleto molto provato, più volte interrotto dal dolore e dalla commozione nel parlare del bambino.
«Non ero presente quando è successo il fatto, avrei strappato Gabriel dalla mani di Donatella. L’avrei calmata e tutto sarebbe finito lì. Le ero vicino, non stava bene. Più volte l’ho accompagna in ospedale e a fare delle visite, la volevo aiutare».
L’uomo, parte offesa, si è affidato all’avvocato Luigi D’Anna. Nel frattempo le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Maisto, vanno avanti.